Un manoscritto italiano di agopuntura del XIX secolo
















Pubblicati e annotati dal Dott. Massimo Pasquale Cogliandro
Roma, 2026
1. Introduzione
Parecchi anni fa ho comprato in un’asta on line i quinterni di un trattato di chirurgia databile al 1825-1835. Sono riuscito ad aggiudicarmi una buona parte dei quinterni dell’opera, ma non il quinterno del capitolo sull’agopuntura, capitolo peraltro presente nella maggior parte dei libri di chirurgia della prima metà dell’Ottocento. Prima della fine dell’asta però sono riuscito a salvare dal sito le fotografie del capitolo Dell’Ago-Puntura. Gli altri capitoli del trattato sono stati rilegati in un codice manoscritto conservato nella biblioteca della Collezione Cogliandro.
Se assumiamo come dato acquisito dall’esame paleografico e dalla filigrana che il manoscritto sia circa del 1830 lo leggeremo come un documento della prima ricezione europea dell’agopuntura nell’età della Restaurazione, cioè nel periodo in cui la pratica dell’agopuntura conosce una vera moda medico-scientifica in Francia, Italia e Germania.
2. Esame Codicologico
Supporto scrittorio
Dalle fotografie il manoscritto appare redatto su carta vergata di buona qualità con formato in-quarto antico e fascicolazione in quinterni con impaginazione molto regolare.
Come si vede negli altri quinterni conservati in un codice della Collezione Cogliandro, la filigrana ad ancora molto semplice stilizzata e senza lettere indica che questa carta è stata fatta tra il 1800 ed il 1840 circa. Nella seconda metà dell’Ottocento le filigrane sono standardizzate o accompagnate da contromarche. La provenienza della carta potrebbe essere Venezia.
La grafia, l’inchiostro ferrogallico bruno, la carta vergata ingiallita e la terminologia collocano il ms. tra 1825-1840
La regolarità dei margini e dei titoli suggerisce una copia ordinata destinata alla conservazione, non semplici appunti estemporanei.
I titoli dell’opera mostrano una struttura compendiale. La presenza originaria di almeno 47 capitoli suggerisce un’opera organica sulla terapeutica fisica e sulle pratiche mediche non farmacologiche contenute in un trattato di chirurgia.
Tentativo di ricostruzione del quinterno del Cap. 37:
| Posizione | Contenuto |
|---|---|
| f.1r | Titolo del capitolo |
| f.1v | Inizio: “Ad imitazione dei Chinesi…” |
| f.2r-f.3v | Descrizione tecnica |
| f.4r-f.4v | Tecnica operatoria |
| f.5r | Casi clinici Bertoloni/Cloquet |
| F.6r | Cap. successivo |
3. Esame paleografico
La scrittura appartiene al gruppo dei corsivi professionali italiani della prima metà dell’Ottocento.
Caratteristiche: corsiva posata italiana di ambito accademico-medico. Ductus regolare, inclinazione a destra di 10-15°, tratto fluido, forte contrasto fra aste ascendenti e discendenti, legature molto sviluppate, scrittura rapida ma controllata.
Lettere: A maiuscola con occhiello superiore chiuso, g con occhiello inferiore molto sviluppato, z con tratto discendente prolungato. L’uso della s lunga nelle doppie (ſs) è particolarmente significativo. Questa caratteristica sopravvive in molti ambienti italiani fino agli anni 1830–1840; è frequente negli scriventi formati alla fine del Settecento. Ciò suggerisce che il copista o autore abbia ricevuto la propria educazione calligrafica tra il 1780 e il 1810 e stia scrivendo il manoscritto nel 1825–1835.
Abbreviazioni: Cap° per Capitolo, Ago-puntura con trattino, ner- a fine riga. Uso di maiuscole enfatiche: Chinesi, Europa, Aghi.
Numerazione: Paragrafi numerati 1., 2., 3. Tipico dei trattati didattici per medici-chirurghi.
Supporto: Fascicoli cuciti, rigatura a matita visibile.
4. Esame grafologico
La grafologia non è una scienza storica affidabile per dedurre personalità, ma alcune osservazioni descrittive sono possibili.
La scrittura mostra pressione costante, assenza di tremori, aste lunghe e ben controllate, ritmo uniforme. Questo suggerisce mano esercitata, lunga pratica professionale, buona coordinazione motoria.
L’età più probabile dello scrivente, osservando la sicurezza del tratto, potrebbe essere compresa nella fascia 35–60 anni. È improbabile la mano di un giovane studente.
Sembra piuttosto un medico pratico, un professore, un compilatore professionale.
5. Analisi linguistica
Il lessico è tipicamente medico ottocentesco.
Forme caratteristiche:
- “macchina” = corpo umano;
- “malattie”;
- “operazione”;
- “afflitte da malattie”;
- “parte inferma”.
Si tratta di un linguaggio che deriva ancora dalla medicina settecentesca ma già orientato verso il positivismo clinico.
Mancano completamente il linguaggio galenico tradizionale e il linguaggio vitalistico romantico.
6. Analisi storica del capitolo sull’agopuntura
Il testo è estremamente interessante.
L’autore sa che l’agopuntura
“fu introdotta in Europa ad imitazione dei Chinesi e delli Giapponesi”.
Questa frase riflette quasi letteralmente il modo in cui l’agopuntura viene presentata nei trattati europei tra il 1825 e il 1835.
L’autore non conosce direttamente la teoria cinese. Non compaiono:
Qi, meridiani, Yin e Yang, Zang-Fu (organi e visceri nel linguaggio della MTC).
L’agopuntura è interpretata come strumento che cura determinando una irritazione locale e avendo con una azione fisica e simpatetica galenicamente intesa, come si rileva dal capitolo dell’opera dedicato alle simpatie conservato presso la Collezione Cogliandro. Viene considerata una procedura chirurgica minore.
Dal punto di vista medico italiano 1830 siamo nel pieno della “medicina fisiologica” di Broussais e del vitalismo. In Italia dominava la scuola di Giacomo Tommasini e Maurizio Bufalini. Le malattie erano “irritazioni” o “contro-irritazioni”. L’agopuntura entrò come variante del vescicante, del salasso, della moxa. Il termine “macchina” per corpo umano è cartesiano e diffusissimo. L’accostamento a “Peritonismo e Mesmerismo” nel Cap. 47 conferma la ricerca di terapie “nervose” non farmacologiche. L’autore è aggiornato: cita Cloquet, che nel 1826 pubblicò il Traité de l’Acupuncture, primo testo francese con 300 casi clinici dall’Hôpital Saint Louis.
7. Bertoloni e Cloquet
Questi nomi presenti nel manoscritto sono fondamentali.
Bertoloni potrebbe riferirsi a un medico italiano che partecipò alla diffusione dell’agopuntura nei primi decenni dell’Ottocento. Cloquet molto probabilmente si riferisce a Jules Germain Cloquet, che fu uno dei maggiori divulgatori europei dell’agopuntura.
La sua presenza colloca il capitolo con forte probabilità dopo il 1825.
8. Analisi medico-scientifica
Il capitolo mostra una concezione sorprendentemente moderna.
I punti descritti non vengono scelti casualmente.
Le sedi indicate corrispondono a:
- regione lombare, compatibile con i punti del meridiano della Vescica.
- gran trocantere, compatibile con la regione del punto di agopuntura GB30.
Tutti i punti sono su decorso del n. sciatico, crurale e safeno. La logica è occidentale:
“pungere vicino al nervo dolente”.
Coincide con l’uso di Cloquet all’Hôpital Saint Louis.
9. Regioni di cui è descritto il trattamento
1) Parte esterna della coscia
È compatibile con il meridiano della Cistifellea. Si tratta della regione del safeno, compatibile con il decorso dei meridiani Yin della gamba.
2) Parte anteriore della gamba
Compatibile con il meridiano dello Stomaco. È notevole che una pratica interpretata in termini puramente anatomici finisca per colpire aree che coincidono frequentemente con i punti tradizionali cinesi.
10. Indicazioni cliniche citate
In generale l’Autore raccomanda l’agopuntura per curare le infiammazioni acute, i dolori reumatici e le nevralgie. L’idea è quella di creare una controirritazione. Nel manoscritto si descrive l’uso dell’agopuntura per deviare le “correnti infiammatorie”
- “Lombaggine acuta”=lombalgia acuta: trattata con due aghi paravertebrali lombari, >2.7 cm profondi in punti corrispondenti oggi ai punti BL23 e BL25 della MTC.
- “Ischiade cronica”=sciatalgia cronica: ago a metà coscia+uno al gran trocantere. Punti che oggi chiameremmo GB30+punto sulla linea del meridiano della Cistifellea.
- Dolori al ginocchio irradiati a gamba/piede: ago lombare+ago tra ischio e trocantere. É il trattamento della sciatica secondo Cloquet.
- Dolore alla faccia interna della gamba: aghi vicino al “nervo safeno interno”. Corrisponde al decorso dei meridiani di Fegato e Milza. Questo dimostra che già allora si cercava il rapporto con i nervi.
- Dolore alla faccia anteriore della gamba: ago “anteriore”. Probabilmente si tratta del punto ST 36 Zusanli, usato ancora oggi.
11. Analisi della struttura del capitolo
Il capitolo segue una costruzione molto razionale:
- origine storica;
- definizione;
- strumenti;
- tecnica operatoria;
- precauzioni;
- casi clinici;
- valutazione terapeutica.
È la struttura tipica dei manuali medici francesi e italiani tra 1820 e 1840.
12. Valore storico del manoscritto
Il valore principale non consiste nell’originalità teorica.
Il suo interesse sta nel documentare:
- la ricezione europea dell’agopuntura;
- la sua reinterpretazione anatomica;
- la sua integrazione nella chirurgia minore;
- la circolazione delle idee mediche francesi in Italia.
In altre parole, il manoscritto testimonia il momento in cui una tecnica orientale viene assorbita nella medicina occidentale e privata quasi completamente della sua cornice teorica originaria, differentemente da quanto avvenuto nel Seicento e nel Settecento ad opera dei missionari gesuiti e di Andreas Cleyer e John Floyer, attenti a integrare sul piano epistemologico la medicina cinese con la medicina ippocratico-galenica.
Caduto definitivamente il galenismo, era ormai venuta meno l’esigenza di integrare sul piano teoretico la medicina cinese e quella occidentale e l’agopuntura è stata ridotta ad una semplice tecnica chirurgica, che agisce a distanza rispetto ai punti di inserzione grazie alle cosiddette “simpatie” nervose. L’antica dottrina delle simpatie era una delle poche dottrine antiche conservate dalla medicina e dalla chirurgia ottocentesche.
13. Conclusione
Le fotografie, purtroppo di scarsa qualità mostrano con buona probabilità un manoscritto medico italiano compilato tra il 1825 e il 1835, da una mano professionalmente istruita, probabilmente appartenente a un medico o a un docente di medicina.
Il capitolo sull’agopuntura riflette fedelmente la cultura medica europea della Restaurazione e costituisce una testimonianza rara della prima diffusione dell’agopuntura in ambiente italiano, quando essa veniva interpretata non come medicina cinese, ma come procedura fisica e chirurgica destinata al trattamento dei dolori cronici e delle affezioni nervose.
14. Trascrizione del manoscritto
Avvertenza
Di seguito riporto solo ciò che risulta leggibile nelle fotografie, distinguendo:
testo certo → normale;
lettura incerta → [tra parentesi quadre];
parti illeggibili → […].
Non integro né ricostruisco nulla oltre quanto si vede.
Di alcune pagine del quinterno manca la fotografia.
15. Frontespizio f.1r
“Cap. 37
Dell’Ago-puntura”
16. Prima foto recante il testo di f.1v oppure f.2r
“Dell’Ago-Puntura
1.
Ad imitazione dei Chinesi, e delli Giapponesi, fu introdotta in Europa l’Ago-puntura, come un mezzo opportuno a vincere alcune malattie; e la pratica ne ha ben spesso mostrati dei reali vantaggi.
2.
Consiste l’Ago-puntura nella riflessiva introduzione di alcuni Aghi opportuni in diverse parti della macchina, afflitte da malattie, che richiedono e permettono una tale operazione.
3.
Gli Aghi da impiegarsi nell’ago- puntura possono essere di argento, di oro, o di acciaio, ma questi ultimi sono preferiti, perchè essendo di materia più”…

17. Seconda foto recante il testo di una delle pagine centrali (verso)
…”riuscirci, si inseriscono tuttavia in modo che rechino meno dolori nella punta della pelle. Dovranno essi ben netti, levigati, e rosi dal fuoco, onde la loro fragilità non permetta talvolta, che dalla forte contrazione dei muscoli agenti in diverse direzioni, interamente si franga. Possono servire a quest’oggetto an- che gli aghi usati dai Sarti, ma se si vogliono ridurre ad una forma più opportuna, si possono fare con un manico pure dello stesso metallo, su cui appoggiar si possa il dito indice come principale, nel mentre che il pollice ed il medio servano alla direzione dello strumento. Gli Operatori devono averne seco dei lunghi almeno tre pollici circa per servirsene quando la natura della” […].

18. Terza foto recante il testo di una delle pagine centrali (recto)
“malattia richiede d’introdurli nella cavità del petto, o del busto, eccetera…
L’introduzione dell’ago può farsi in più modi, sebbene la miglior maniera d’introdurlo sia quella direttamente per violenta pressione. Quando l’ago è delicatissimo, acutissimo, e levigatissimo l’introduzione appena sentesi, ed il contatto dell’ago in generale non è sentito che dalla cute, mentre la sua presenza ritirata non lascia alcun segno, fuorché un piccolo rosso che presto svanisce, e rarissimamente si è veduta comparire una goccia di sangue al ritirarsi dell’ago. Lo stato morboso può per altro indurre delle variazioni sensibili.
Il Berlioz ha dimostrata l’innocuità” […].

19. Quarta foto – pagina su Bertoloni-Cloquet (recto avanzato)
…”[lom]baggine acuta applicò due aghi alli lati delle vertebre lombari alla profondità di più di un pollice. Il Sig. Bertoloni in un’infiammazione cronica nel lato destro amministrò un ago alla metà estera della coscia alla profondità di circa un pollice e mezzo, ed un altro vicino al gran trocantere. Cloquet in alcuni dolori al ginocchio destro estesi ai lombi, ed alla parte esterna della coscia, gamba, e piede, applicò un’ago nella regione lombare, ed uno fra l’ischio ed il gran trocantere. Bertoloni in un dolore nella parte interna inferiore della gamba sinistra, applicò due aghi in vicinanza del nervo safeno interno. Cloquet in un dolore nella parte anteriore della gamba sinistra impiegò un ago nella faccia anterio[re]” […].


